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Dreamers, The (F.N.)
di Bernardo Bertolucci (2003)
Prima di entrare in sala temevo di vedere l’ennesimo film sulla Rivoluzione Studentesca francese del 1968, sulla contestazione, sul quello che si dice abbia cambiato faccia alla società in un lasso di tempo brevissimo: cortei, sit in, proteste, scontri con la polizia. La contestazione invece fa da corollario alla storia di Isabelle, Theo – bellissimi fratelli parigini – e Matthew, giovincello americano sbarcato nella Ville Lumiere, attratto come una falena dallo sfavillante fermento del cinema francese di quegli anni. Nel corso di una protesta di fronte alla Cineteca Nazionale l’americano a Parigi conosce i due ragazzi (Isabelle è una splendida Eva Green, un’emergente che rivedremo spesso e volentieri sul grande schermo, c’è da scommetterci!): qui inizia la vera storia del film. Una storia alla scoperta del mare della vita in tutte le sue accezioni: i riflessi sulla sua superficie (il cinema), il suo sale (il sesso), il suo calore (l’amore), le sue correnti (l’impegno politico e sociale), le sue calde spiagge (l’amicizia)… Un film poetico, mai volgare nonostante le inquadrature al limite della ginecologia, mai eccessivo – nemmeno nella forte scena della cucina. Bertolucci – dai titoli d’inizio assolutamente anni settanta alla chiusura che potrebbe rappresentare la Genova del post G8, attraverso varie citazioni di film che hanno fatto la storia della 7° arte – ci accompagna in un viaggio attraverso il tempo, in una sorta panoramica che abbraccia tutto il ventesimo secolo, che descrive la vita di tre adolescenti nella Parigi di 35 anni fa. Ma che in realtà parla di tutti noi: il ’68 della nostra vita sono gli anni dell’adolescenza, della ribellione, della contestazione, gli anni in cui diventiamo davvero indipendenti, autonomi, ma anche gli anni dopo i quali tutto inizia a scorrere – prima – e correre – poi – molto più velocemente; e questa corsa folle non può non fare vittime: alcuni dei nostri sogni. Finalmente, dopo il – SECONDO ME – brutto “Io ballo da sola”, il Maestro Bertolucci torna a regalarci una poesia in cellulosa degna dei suoi grandi capolavori.
GIUDIZIO: WWW
Per chi non si aspetta un film politico, ma solo un gran bel film
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