Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Fight Club - David Fincher - W2M
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Fight ClubFight Club
di David Fincher (1999)

“Non sei il tuo lavoro. Non sei il tuo conto in banca. Non sei il contenuto del tuo portafoglio. Non sei il tuoi eleganti pantaloni kaki. Non sei un bellissimo ed unico fiocco di neve. La prima cosa che ti succede è che non riesci a dormire. Poi ti ritrovi una pistola in bocca”.

Così inizia Fight Club, l’ultimo capolavoro di David Fincher.
Fincher ha fatto qualcosa di straordinario, di scomodo e – per certi versi – di pericoloso: ha magistralmente messo a fuoco la generazione dei trentenni a cavallo del terzo millennio.
Il cuore pulsante del film, infatti, non credo che sia nella nascita della palestra-setta,nell'esaltazione di stampo fascista che ha scandalizzato e spaventato molti spettatori, non è nei pugni, nei calci o nel sangue: le oltre due ore di Fight Club gravitano intorno alla follia annidata nella mente di un giovane qualunque, timido e perbene, alla soffocante claustrofobia di chi si trova incastrato  tra l'arredamento standard del suo appartamento ed un’anonima scrivania di un grigio ufficio. Fincher gira il dito nella piaga di noi altri, che entriamo tardi nel mondo del lavoro, che a trent'anni ci troviamo a vivere le esperienze affrontate a venti dai nostri genitori, che - privilegiati forse - possiamo permetterci il lusso di chiederci se non stiamo sprecando la nostra breve vita inseguendo solo quattro soldi; la vita vera è là, fuori dalle quattro mura di un ufficio, mentre noi la possiamo vivere solo di notte, nei week end, durante tre misere settimane di vacanza: questo tarlo nel cervello - combinato con la consapevolezza che non esiste un'alternativa - genera una scintilla di
violenza nell'anima che sfocia nella ricerca di un rifugio, di una via di
fuga. La solitudine, uno dei mali del nostro tempo, fa sì che la via di
fuga possa facilmente essere la follia: la lucida follia di Tyler-Pitt, ad esempio.
Dove poi questa ci porti, se a fondare una setta o a credere di essere Napoleone non ha molta importanza. Edward Norton e Brad Pitt sono le due facce di milioni di giovani uomini che si trascinano per le strade di tutto il mondo, anche se a qualcuno può non piacere! La regia di Fincher, le atmosfere che riesce a creare, la sua fotografia (assurdamente a metà strada tra il documentaristico e l’onirico), la sua abile trasposizione cinematografica di trucchi e tecniche pubblicitarie rendono questa pellicola una feroce critica all’esasperazione della cultura consumistica dell’usa e getta; grandissimi Norton e Pitt, le cui interpretazioni sono uno straordinario ritratto di tutto ciò che  a volte temiamo - ed insieme speriamo - di diventare per sfuggire alla caligine quotidiana.
Sempre sugli scudi la bravissima Helena Bonham Carter interprete di Marla, cammeo dell’amante-ancora di salvezza del folle protagonista; da segnalare, infine, la prova dell’ex rock star Meat Loaf, la cui recitazione vale almeno quanto le sue migliori performance vocali. Grandioso, d'altronde, lo script: l'omonimo romanzo da cui il film è tratto, opera prima di quel genio straordinario che è Chuck Palhaniuk.
Fight Club è, per concludere,  un capolavoro reazionario, che – nel finale – riesce anche a regalarci un sottile filo di speranza reso ancora più flebile dai riflessi grotteschi che condiscono l’happy end, a mio parere tra i più amari della storia del cinema. CAPOLAVORO!

GIUDIZIO: WWW

Per chi ha amato questo film consiglio Pi greco – Il teorema del delirio di Darren Aronofsky


Filippo Nembrini


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