Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Gente Comune (Ordinary People) - Robert Redford - W2M
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Gente Comune (Ordinary People)Gente Comune (Ordinary People)
di Robert Redford (1980)

Robert Redford esordisce alla regia alla fine del 1980 e centra subito il bersaglio:il suo film si inserisce perfettamente e a pieno titolo nel genere dei 'drammi familiari' (giocati sul filo della psicologia) che all'epoca rastrellavano ampi consensi di pubblico e critica. L'anno precedente, 'Kramer Vs. Kramer' aveva incassato oltre 100 milioni di dollari solo negli Stati Uniti e si era aggiudicato 5 premi Oscar (fra cui quello per la miglior regia al semi-esordiente Robert Benton);la medesima fortunata sorte avrebbe arriso nel 1981 a 'On golden pond' (Sul lago dorato) e nel 1983 a 'Terms of endearment' (Voglia di tenerezza) di James L. Brooks,anch'egli regista esordiente premiato con la statuetta. Costato 6 milioni di dollari, 'Gente comune' ne incassò oltre 60 in tutto il mondo:meno rispetto alle altre tre pellicole, ma si tratta comunque di una cifra ragguardevole per l'epoca (oggi corrisponderebbero a più di 130 milioni di dollari!). In questo nitido spaccato di psicologia familiare tutto è già accaduto:una famiglia è sconvolta dalla morte accidentale di uno dei membri (il figlio maggiore).Per i 'superstiti' l'elaborazione del lutto non è semplice e la strada per tornare a vivere,per tornare alla 'normalità' è sicuramente in salita:Conrad (Timothy Hutton),sentendosi colpevole per la morte del fratello maggiore,prima tenta il suicidio e poi si affida alle cure di uno psichiatra, il Dottor Berger ('ebreo o tedesco?' si chiede Beth,la madre);questa,apparentemente forte,risoluta e imperturbabile,si scopre debole e ormai incapace di amare dopo la morte del figlio prediletto della quale incolpa inconsciamente Conrad,con il quale non è capace di stabilire alcun dialogo;Calvin,il padre (Donald Sutherland) con la sua accondiscendenza cerca come può di dimenticare e di tenere unito 'quello che rimane della famiglia'.Alla fine,qualcuno affronterà il dolore,le proprie paure e le proprie debolezze e si ritroverà:qualcun altro,scoprendosi vuoto,se ne andrà.Comunque,non ci saranno vincitori,solo vinti di fronte a una inspiegabile tragedia come questa. Sicuramente un film che si fa ricordare:ottima la sceneggiatura che riserva momenti di tensione e colpi di scena;regia solida,sensibile e personale;affascinanti le musiche e l'ambientazione;strepitosa se non superlativa la direzione dell'intero cast che dà davvero il meglio di sè.Donald Sutherland,scandalosamente,non ottenne nemmeno la nomination all'Oscar,ma poco importa:questa rimane una delle sue interpretazioni più toccanti ed è una dimostrazione indelebile della sua versatilità,se solo pensiamo che qualche anno prima,nel 1976,aveva sfoggiato un ghigno satanico difficilmente dimenticabile nel ruolo del perfido Attila in una gara di cattiveria e malvagità con Laura Betti-Regina in 'Novecento' di Bernardo Bertolucci.Molto validi anche Mary-Tyler Moore (la madre) e Judd Hirsch (lo psichiatra) che presto,purtroppo,finirono relegati in ruoli di secondo piano che certo non avrebbero valorizzato le loro doti drammatiche.Forse il meno convincente di tutti è Timothy Hutton,ma non ce ne dispiacciamo troppo:in fondo era un esordiente e a qualcuno sarà piaciuto molto dal momento che è stato l'unico attore del cast a portare a casa l'Oscar (gli altri tre andarono alla regia,al film e alla sceneggiatura).Veniamo alle scene-cult del film:Conrad e la sua amica Janine (ecco un'altra esordiente,Elizabeth McGovern che tre anni dopo sarebbe stata scelta da Sergio Leone per il suo kolossal-testamento spirituale,il torrenziale 'Once upon a time in America') passeggiano per i viali di una qualsiasi cittadina residenziale dell'Illinois,proprio come la gente comune fa ogni giorno in ogni luogo;c'è una scena in cui Beth,la madre,non vuole farsi scattare una foto insieme a Conrad scatenando così una brusca reazione del figlio.Infine,nn possiamo dimenticare il commosso e commovente abbraccio finale fra padre e figlio:niente tornerà come prima,ma la neve intorno a loro si sta sciogliendo:il gelido inverno sta volgendo al termine per lasciare posto al calore dei sentimenti.Davvero un bel racconto,dai toni antiretorici (e il dosato utilizzo dei flash-back lo dimostra esemplarmente...).

GIUDIZIO: WWW

L'edizione italiana del film è inoltre valorizzata da una direzione del doppiaggio molto efficace:Loris Loddi (Conrad),Michele Gammino (il Dottor Berger),Maria Pia Di Meo (Beth,la madre),già doppiatrice storica,fra le altre,di Meryl Streep e di Catherine Deneuve;una giovanissima Simona Izzo doppia invece un'altrettanto giovane Elizabeth McGovern.


Daniele Daccò


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