Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Il Signore degli Anelli - Peter Jackson - W2M
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Signore degli AnelliSignore degli Anelli, Il
di Peter Jackson (2004)

Una delle produzioni più ambiziose della storia, più di tre anni di lavoro per trasporre la saga creata da J.R.R.Tolkien sul grande schermo, una altrettanto lunga fase di promozione pubblicitaria: da questi presupposti, la sfida di Peter Jackson, regista neozelandese fino ad ora impegnato in pellicole di fantascienza a budget non elevato (“Fuori di testa”) o in horror per bambini (“Sospesi nel tempo”), non può evitare l’ostacolo del pregiudizio. Ostacolo reso ancora più arduo dal soggetto: un romanzo divenuto oggetto di culto per intellettuali e figli dei fiori, bambini e ideologi di destra. Tante sono le chiavi di lettura del capolavoro di Tolkien: la lotta tra il bene e il male, la solidarietà tra i popoli, valori come l’amicizia, la patria, il coraggio, l’amore. Il libro edito dalla Bompiani consta di 1201 pagine, alle quali vanno aggiunte 130 pagine di Appendice, in cui l’autore fornisce ulteriori spiegazioni sulla storia e la struttura dell’universo da lui stesso creato, pur attingendo a leggende e tradizioni della cultura medioevale. Detto questo si capirà che poco più di 10 ore di filmato non potrebbero mai rendere giustizia a ogni singola situazione descritta dallo scrittore inglese. Si dice che il progetto iniziale di Jackson consistesse in un singolo film di 2 ore, poi la produzione gli impose di farne 2 film e lui dovette rivedere la sceneggiatura per allungarla. Nel prendere la decisione quindi di seguire maggiormente lo schema del libro, aggiunse così tante cose che a quel punto 2 soli film sarebbero stati troppo lunghi. Nacque l’idea della trilogia, come del resto prevede la struttura originale del racconto, e Jackson (così come i produttori) si sobbarcò il rischio di questo kolossal a lungo termine. Nell’industria cinematografica hollywoodiana infatti vigono le regole del mercato allo stato puro, un sequel è permesso solo in caso di grandi riscontri al botteghino da parte del prequel. “Il signore degli anelli” invece è stato girato tutto insieme, privilegiando così la continuità. Il film è stato girato esclusivamente in Nuova Zelanda, terra del regista e di parte della troupe, e i maestosi paesaggi sembrano uscire direttamente dalla penna di Tolkien. Chi ha letto il libro probabilmente non si stupirà del fatto che alcune città (sia degli hobbit che degli umani), alcune fortezze (Isengard e Barad-Dur), alcune dimore (gli elfi a Gran Burrone e a Lothlorien) siano perfettamente uguali a come se le poteva immaginare: questo oltre che merito degli scenografi è anche e soprattutto opera della fervida immaginazione dello stesso Tolkien che riempie pagine e pagine di descrizioni dettagliate fino all’ossessione. Tuttavia le sterminate pianure, le colline verdeggianti, le montagne innevate, sono elementi della natura che in pochi altri posti al mondo possono ritrovarsi così simili a quelle della Terra di Mezzo. E solo un regista del posto poteva fondere la sua prospettiva con quella dell’ambiente in cui avrebbe girato. Un’ottima fotografia (A.Lesnie ha vinto l’oscar per il primo episodio) accompagna ogni scena, dalla più luminosa (elfi) alla più scura (Mordor). La colonna sonora di Howard Shore (anche lui oscar per il primo episodio) è sempre presente al momento giusto, sia sottile (la Contea) che sfarzosa (le battaglie). Gli attori sono quasi tutti ottimi (Ian McKellen e Bernard Hill su tutti) ma il vero protagonista resta naturalmente il digitale: stupefacenti gli effetti visivi (oscar ad entrambi i primi due episodi), soprattutto negli scontri del secondo e del terzo film, nella figura di Gollum, interamente creato al computer, un po’ meno nel rendere gli hobbit piccoli di fronte agli umani. Enorme successo di pubblico ad ogni uscita, resta un’operazione puramente commerciale, ma solo se la si vede da un unico punto di vista. Parlando di cinema, c’è tutto quello che si può desiderare anche nel genere d’autore: caratterizzazione dei personaggi, approfondimenti di temi importanti, utilizzo di tecniche registiche innovative (soprattutto nell’ultimo), direzione di masse come non se ne vedevano dai tempi di “Ben Hur” (anche se lì le comparse erano molte di più, non potendo essere replicate in digitale). Impossibile però non destare qualche perplessità nei lettori di Tolkien per alcune decisioni, una su tutte l’esclusione di Tom Bombadil, uno dei personaggi più interessanti della saga. Così per le svariate licenze narrative, dalla storia d’amore tra Aragorn ed Arwen a quella mancata tra Faramir e Eowin, dalla differente cronologia nel presentare i vari avvenimenti a una semplificazione superficiale del popolo di Gondor e Rohan (e dei loro rispettivi re, a cui si dà poco spessore). Tolkien inoltre aggiunse alla sua opera una fine omeriana, infatti come nel ritorno a casa di Ulisse gli hobbit, una volta tornati nella Contea, dovevano vedersela con alcuni uomini che avevano occupato le loro case, guidati da Saruman (che fine fa sullo schermo lo stregone interpretato da Christopher Lee?). Di questo non c’è traccia nel film, giustamente per non allungare troppo il finale. Ma rendendo abbastanza noiosa la partenza di Frodo con gli elfi (anche alla luce del ritmo veloce del film che invece all’improvviso si ferma bruscamente) Jackson viene meno al suo obbiettivo, allora tanto valeva lasciare la fine originale. Detto questo l’intera trilogia resta a testimoniare la possibilità di fondere l’industria con l’arte, per creare prodotti di qualità pur dovendo rendere conto degli incassi. Dovrebbe servire come esempio per le major a non credere nel dogma “film piatto con effetti speciali = successo”, ma ad investire su prodotti di qualità. Come resterà per sempre “Il signore degli anelli”, kolossal dei nostri tempi.

GIUDIZIO: WW 1/2


claudio santilli


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