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Green Zone
di Paul Greengrass (2010)
Dopo la saga di Jason Bourne, il regista lavora ancora una volta con Matt Damon in un film ispirato dal libro di Rajiv Chandrasekaran Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq’s Green Zone (in Italia pubblicato da Rizzoli). E’ una spy-story, ma anche una sorta di “documentario” su chi e’ costretto a vivere in condizioni estreme, dove lo “stare” in modo “civile” lascia il tempo che trova. E’ un film, ma fa riflettere su una situazione ancora non chiusa, troppo recente e troppo viva, per non generare commenti e domande. L’ufficiale Roy Miller (Damon) comanda una squadra incaricata di ripulire le zone segnalate da un fantomatico collaboratore – tale Magellano – come depositi delle famose armi di distruzione di massa accantonate da Saddam. L’azione inizia il 19 marzo 2003, giorno dell’attacco all’Iraq nella seconda guerra portata avanti dagli USA e dai suoi alleati. Con spezzoni che comprendono anche il filmato originale della visita del presidente George W. Bush sulla portaerei, l’azione e’ frenetica e si svolge tutta nella citta’ di Baghdad. Miller, militare coscienzioso e determinato a svolgere il suo ruolo al meglio possibile, comincia ad avere dei dubbi sulla validita’ delle informazioni quando anche nel terzo luogo non trova alcunche’, anzi i siti segnalati sembrano inutilizzati da tempo. Cerca di evidenziare queste sue preoccupazioni allo stato maggiore, ma un incaricato del governo lo blocca e, anzi, impedisce la sua assegnazione al gruppo del locale responsabile CIA (Brendan Gleeson) al quale Miller ha parlato – ricevendo una maggiore attenzione – dei suoi dubbi e consegnato un taccuino recuperato su segnalazione di un indigeno. In un crescendo di adrenalina, Miller si rende conto che probabilmente c’e’ uno sporco gioco dietro il fatto di non trovare armi di distruzione di massa, sensazione confermata anche durante il suo colloquio con l’asso di fiori del famoso mazzo di carte dell’amministrazione Bush. Deciso a far valere cio’ in cui crede, Miller prosegue con la sua azione a dispetto del gruppo coordinato direttamente dall’uomo della Casa Bianca. In questa ricerca della verita’ avra’ anche un ruolo la giornalista del Wall Street Journal che aveva pubblicato diversi articoli su Magellano con le informazioni ricevute direttamente da una fonte di altissimo livello (appare una certa vena polemica sulla capacita’ – o la non voglia – di alcuni giornalisti di verificare le informazioni prima di pubblicarle forse in omaggio all’autore del libro, lui stesso giornalista del Washington Post?). Matt Damon e’ sempre “un bel vedere”, rende estremamente credibile il suo personaggio, gli ambienti sono reali e il tutto vale il tempo dedicato (tra parentesi, Damon e’ stato ingaggiato per interpretare Bob Kennedy, altro personaggio della storia recente non solo statunitense). Certo sorgono spontanee alcune considerazioni: perche’ nei film americani di guerra/azione c’e’ spesso un “eroe” che fa il lavoro per tutti (Rambo, tanto per citarne uno), circondato da una massa di burocrati al limite dell’idiozia? Perche’ anche in questo film viene messa in evidenza la poca capacita’ degli americani di “guardare all’insieme dell’ambiente, della vicenda” eseguendo bovinamente le azioni vedendo solo un piccolo pezzo del tutto? L’Iraq e’ uno dei territori dove ancora si sta svolgendo una guerra che comporta migliaia e migliaia di vittime civili e non, dove certe scelte si stanno rivelando controproducenti e lontane anni luce dalle premesse (e promesse) fatte. Forse film come Green Zone possono aiutare a capire quanto le comunita’ siano in balia di interessi e superficialita’ che nulla hanno a vedere con le dichiarazioni ufficiali.
GIUDIZIO: WW 1/2
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