Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Urlo - Rob Epstein, Jeffrey Friedman - W2M
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UrloUrlo
di Rob Epstein, Jeffrey Friedman (2010)

Il film parla di Urlo (Howl and other poems), il più famoso poema di Allen Ginsberg, scritto nel 1955. Precisamente racconta di ciò che ha reso famoso il poema, ovvero il suo processo in tribunale in quanto accusato di contenuti osceni, svoltosi nel 1957. Il prcesso però fa solo da cornice al resto del film, che si sviluppa in modo frammentario. Con una certa continuità, infatti, troviamo una di seguito all’altra, le scene del processo, un’intervista ad Allen Ginsberg (interpretato da James Franco) che si svolge in contemporanea ad esso, la lettura del poema da parte del poeta, e la rappresentazione dei versi con immagini animate in 3D. Quindi mentre appare l’immagine in bianco e nero di Ginsberg (Franco) che recita i versi, questi poi si materializzano in animazioni a colori, astratte e quasi oniriche. La lettura del poema continua per tutta la durata del film, intervallata da sprazzi dell’intervista e di ricordi del poeta, che vengono riprodotti ripercorrendo la sua vita e focalizzandosi su ciò che l’ha ispirato a scrivere quei versi. Appaiono a questo proposito le figure di Jack Kerouac e Neal Cassady, amici di Ginsberg e guide nella sua formazione intellettuale e poetica. Intanto, nell’aula del tribunale, vengono invitati a parlare in favore o a sfavore di Ginsberg famosi professori e critici letterari, e si affronta il tema della libertà di espressione e quindi del valore letterario del poema, argomenti scottanti in quegli anni (ancora più scandaloso il fatto che fosse omosessuale). Ad essere processato però non è il nascente poeta, bensì il suo editore, Lawrence Ferlinghetti, che ha permesso la pubblicazione del poema con la sua casa editrice City Lights Books, e Allen Ginsberg decise di non presentarsi in aula. Il regista, attraverso il dibattimento processuale e l’intervista a Ginsberg, sembra che abbia voluto premere sul fatto che stesse nascendo un nuovo tipo di fare letteratura, di fare poesia, difficile da accettare e da comprendere per chi fosse abituato a rispettare determinati canoni accademici. Insomma, attraverso alcune citazioni traspare la forza innovativa e la voglia di gridare alla libertà di espressione da parte della cosiddetta Beat Generation, che poi si rivela essere solo un nome convenzionale, che ha un suo significato ma che non rispecchia una vera e propria cerchia o corrente letteraria. Intervistatore: “Che cos’è la Beat Generation?”, Ginsberg: “Non esiste la Beat Generation, è solo una banda di ragazzi che vuole farsi pubblicare.” Ne risulta quindi un film che fa rifelttere su cosa sia la letteratura, su come si può fare letteratura, sulla naturalezza espressiva dell’arte, e fino a che punto essa possa cozzare con la morale o con la religione o con la legge o con il buon senso comune. E infine ritengo sia un degno ricordo di quei poeti americani che tanto hanno influenzato gli Stati Uniti e l’Europa e il mondo nella seconda metà del Novecento, ma che forse adesso cominciano ad essere dimenticati. La risonanza che ha avuto il film in Italia purtroppo è stata minima, forse complementare a quella che hanno avuto gli stessi poeti nella realtà anni addietro. Negli States invece è stato fortemente apprezzato dalla critica, che ha ritenuto giusto definire magistrale l’interpretazione di James Franco nel ruolo di Allen Ginsberg. Un film che ci aiuta a capire cosa c’è prima della creazione di un’opera d’arte, di come questa possa non essere accettata, ma non per questo meno degna di avere valore, e anzi forse per questo ancora più espressiva e comunicativa, tanto da diventare un vero e proprio “Urlo” di un’intera generazione, a dimostrazione che “esistono libri che possono cambiare le nostre menti.”

GIUDIZIO: WW 1/2

Un film poco convenzionale, sia come struttura che come trama, ma forse per questo ancora più interessante. Purtroppo potrebbe sembrare un film d'elité, perchè lo si può capire appieno solo se si ha almeno un'infarinatura sull'argomento. Ma l'approccio elitario stonerebbe totalmente con i contenuti.