Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Cogan, Killing Them Softly (E.M.) - Andrew Dominik - W2M
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Cogan, Killing Them Softly (E.M.)Cogan, Killing Them Softly (E.M.)
di Andrew Dominik (2012)

A discapito di ciò che può dirci un trailer o una locandina, sono più le parole delle pallottole. Ovvero, i dialoghi prevalgono sulle sparatorie: non solo sono superiori di numero, ma sono anche più significativi. In una cittadina americana (il film è girato a New Orleans), delinquenti da quattro soldi si mettono contro la malavita, dando il via ad un regolamento di conti che si prolunga più del previsto. Due ex galeotti disoccupati, bisognosi di soldi, vengono ingaggiati per una rapina ad una bisca clandestina a cui partecipano alcuni pezzi grossi della mala. Grazie ad una combinazione di eventi, i sospetti non dovrebbero ricadere sugli ex galeotti. Dico, dovrebbero. I boss, infatti, non si accontentano facilmente, e vogliono assicurarsi che ogni colpevole venga punito, perciò chiamano in aiuto un sicario professionista, Cogan (Brad Pitt). Siamo nel 2008, George W. Bush sta per concludere il mandato e i canditati alla casa bianca, Obama e McCain, sono in piena campagna elettorale. Questo contesto non è una semplice cornice spazio-temporale, è parte integrante del messaggio del film. In molte scene assistiamo, sullo sfondo o in sottofondo, a discorsi radiofonici e televisivi del presidente uscente e di quello entrante. Il contrasto è chiaro, mentre presidente e candidati alimentano i cittadini di false speranze, di retorica trita e ritrita sulla risoluzione della crisi finanziaria e morale del paese, vediamo uomini che si danno alla rapina e rivendita di cani di razza, uomini che preferirebbero tornare in galera, sicari che si accontentano di poco e mandanti che devono risparmiare. Brad Pitt, che è anche produttore del film, torna al ruolo duro e cinico, questa volta con la mascagna e la barbetta: il suo personaggio è il ritratto dell'integrità e della responsabilità. Il portamento e l'atteggiamento ricordano l'interpretazione di Tyler Durden in Fight Club, nonostante qualche ruga in più. Grandissimo merito va al resto del cast, anche se poco conosciuto in Italia, che dimostra un alto livello di recitazione. Anche le scelte del regista hanno il loro peso. Già da quella di apertura troviamo l'uso dello slow-motion, che si ripeterà in altre scene, caricandole di pathos e concentrando l'attenzione ai dettagli materiali, ottenendo un buon risultato sulla qualità dell'immagine e sull'uso di effetti speciali, a volte forse un po' esasperati. Frequenti sono i primi piani durante i dialoghi, che non sono solo funzionali, ma contengono tante micro-storie e racconti personali, a volte drammatizzano e a volte sdrammatizzano, ricordando atmosfere tarantiniane. Il film è tratto da un romanzo di George V. Higgins, Cogan (Einaudi, 2012), scrittore americano molto conosciuto per i suoi originali crime novel, e citato da altri artisti (Tarantino, appunto, dichiarò di esser stato influenzato dal particolare uso dei dialoghi nella sua narrativa). Nonostante il suo periodo di attività risalga la seconda metà del secolo scorso, in Italia è stato tradotto tardi, senza riscuotere tanto successo (e probabilmente sarebbe rimasto ancora nell'ombra senza la trasposizione cinematografica). A detta dei conoscitori dell'autore, produttori e regista sarebbero stati molto fedeli al romanzo, rendendo anche al cinema la denuncia politica di cui è densa la storia. Il loro intento sembra quello di evidenziare un confronto fra la situazione attuale a quella “pre-crisi”, di ricordare agli americani che tante contraddizioni sono insanabili perché in molti, infondo, non sono disposti a metterle in discussione – a partire dalle pretese di coesione della comunità senza voler rinunciare all'individualismo sfrenato.

GIUDIZIO: WW 1/2