Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato - Peter Jackson - W2M
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IN SALA | Scheda Film


Hobbit – Un viaggio inaspettatoHobbit – Un viaggio inaspettato, Lo
di Peter Jackson (2012)

Il prequel della trilogia del Signore degli anelli arriva in sala dieci anni dopo. Preceduto dalle contestazioni del sindacato dei professionisti nani – che hanno protestato perché sono stati preferiti attori di dimensioni normali sottoposti a ore di trucco al posto di persone già dotate di statura adeguata al ruolo – e degli animalisti – che hanno presentato un esposto a causa degli animali utilizzati, secondo loro, in modo scorretto – e dopo le vicissitudini che hanno vissuto fin dal 2007 i vari progetti di portare sullo schermo il primo romanzo di Tolkien. Finalmente Peter Jackson è riuscito a tradurre in pratica quello che è, di fatto, il ponte tra le due saghe: è in questa vicenda che Bilbo Baggins (interpretato da un bravissimo Martin Freeman – Watson nella serie TV Sherlock – fortemente voluto dal regista) entra in possesso del famoso anello. Anche questa nuova opera è stata pensata da Jackson come una trilogia: la prima puntata nel 2012, la seconda a dicembre 2013, per finire nel 2014 con il terzo e conclusivo capitolo. Nel corso del primo film fanno la loro apparizione alcuni dei personaggi rimasti nella memoria: Frodo (Elijah Wood), Galadriel (Cate Blanchett), Elrond (Hugo Weaving) e, soprattutto, Gollum (Andy Serkis), oltre naturalmente a Gandalf (Ian McKellen) e a Bilbo. La vicenda raccontata è quella di Bilbo Baggins, un hobbit che vive felice con la sua pipa, un bel libro e la dispensa piena. Non chiede alcunché di più; la sua preferenza va a una vita tranquilla. Ma un giorno nella Terra di Mezzo arriva Gandalf il Grigio che, con aria noncurante, fa sì che la casa di Bilbo divenga il punto di raccolta di tredici nani. Lo sconvolgimento portato da questa banda chiassosa nel tran-tran di Bilbo è nulla confrontato a ciò che ha in mente Gandalf per lui. La sua idea, infatti, è quella di trascinarlo nel viaggio che i nani stanno intraprendendo alla riconquista del regno perduto di Erebor. Gloin (Peter Hambleton), Kili (Aidan Turner), Bofur (James Nesbitt), Bifur (William Kircher), Balin (Ken Stott), Dwalin (Graham McTavish), Ori (Adam Brown), Oin (John Callen), Fili (Dean O’Gorman), Dori (Mark Hadlow), Bombur (Stephen Hunter), Nori (Jed Brophy) sono il gruppo che fanno capo a Thorin (Richard Armitage, visto in Captain America – Il primo vendicatore), figlio e nipote di re, ben deciso a riprendere ciò che era suo liberando Erebor dal drago Smaug. Bilbo non ha alcuna intenzione di stravolgere la sua vita ma la curiosità, la sfida lanciata e la voglia di dimostrare a Thorin e a se stesso ciò di cui è capace lo trascinano nell’avventura. Prima tappa: Gran Burrone, nonostante Thorin non sia particolarmente felice di ciò memore di quanto successe quando i nani furono sconfitti dal drago. Tra orchi, troll e pericoli vari i quindici arrivano in vista di Erebor… e qui finisce la prima puntata. Non prima, però, dell’incontro tra Bilbo e Gollum con l’entrata in scena dell’anello che tanto influirà sulla stirpe dei Baggins. Peter Jackson con la trilogia del Signore degli anelli aveva creato un prodotto di alta tecnologia, con effetti speciali entrati nella storia del cinema e costituito una notevole spinta al turismo in Nuova Zelanda alla ricerca dei paesaggi immortalati dalla Terra di Mezzo. Lo hobbit – Un viaggio inaspettato non è da meno. Ritroviamo gli stessi splendidi panorami e una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare il cinema. La tecnologia in questione è la cosiddetta alta velocità cinematografica, il 3D high frame rates (HFR). Il risultato è un iperrealismo cinematografico: ciò che è computer grafica è indistinguibile da ciò che è reale. Due esempi su tutti: il duello di indovinelli tra Bilbo e Gollum e Granburrone. Questa tecnologia, però, crea una divisione profonda tra sale che hanno la qualità adeguata e quelle che non l’hanno (e si barcamenano con il 3D tradizionale…). Vicino a Milano la soluzione è una: la sala Energia del cinema Arcadia di Melzo dove si può gustare la qualità visiva senza pari offerta. Il film è molto lungo (ben 160 minuti), in alcuni punti divertente, con un calo di tensione e attenzione in altri. Sicuramente non è per bambini. Come le prime puntate della precedente trilogia, non finisce, ma lascia la storia in sospeso fino al prossimo film. E questo, forse, ora non soddisfa più come una volta…

GIUDIZIO: WW