Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Grande Gatsby - Baz Luhrmann - W2M
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Grande GatsbyGrande Gatsby
di Baz Luhrmann (2013)

Torna nelle sale uno dei romanzi basilari della letteratura americana del secolo scorso, ovvero Il Grande Gatsby scritto da Scott Fitzgerald nel 1925. Torna perché già altri registi avevano realizzato una trasposizione cinematografica. L’ultima, forse la migliore, sicuramente la più famosa, nel 1974 a opera di Jack Clayton, sceneggiatura di Francis Ford Coppola con protagonisti Robert Redford e Mia Farrow. Baz Luhrmann, il visionario autore di Moulin Rouge, ha voluto dare un’impronta personale a questo lavoro che ha aperto la 66ma edizione del Festival di Cannes e ha suscitato – come spesso per le opere del regista – commenti sostanzialmente negativi dalla critica e molto positivi dal pubblico. Nick Carraway (un bravo Tobey Maguire, professionalmente cresciuto dai tempi di Spider-Man) è ricoverato in una casa di cura e, spinto dallo psicologo che lo segue, scrive la storia della quale è stato protagonista a New York nel 1922. Questo è un aspetto differente dal libro; infatti, Fitzgerald non cita espressamente il ricovero di Nick, ma lo lascia intuire. Nick racconta del suo incontro con J. Gatsby (Leonardo DiCaprio che ben caratterizza il misterioso e ricco sognatore) e di come viene catapultato nel lussuoso e molto ingannevole mondo dei super-ricchi, fatto di illusioni, tradimenti e inganni. Nick a New York ha una cugina, Daisy (Carey Mulligan), sposata al rampollo di una delle più ricche e antiche famiglie benestanti newyorkesi: Tom Buchanan (Joel Edgerton), ex giocatore top di polo, razzista, viveur e con un’amante fissa (Isla Fischer), moglie di un benzinaio. Daisy, però, è anche la ragazza alla quale Gatsby aveva giurato amore eterno e per la quale ha messo in piedi il suo patrimonio. E’ per rincontrarla e riportarla a sé che inizialmente invita Nick salvo, poi, costruire con lui l’unica amicizia vera della sua vita. La cosiddetta “buona società”, cinica e ipocrita, determinerà lo sfortunato e drammatico epilogo della storia di Gatsby. Luhrmann ha dato grande spazio ai party, con uno stile barocco, lussuoso e di notevole ostentazione che ben contrastano con la solitudine e l’ingenuità di base del protagonista. Altro intervento del regista è nelle musiche. L’hip hop ha sostituito l’originale jazz, ottenendo un risultato molto attuale. Il progetto, affidato al rapper newyorkese Jay-Z che ha coinvolto la moglie Beyoncé, si è trasformato in una colonna musicale di ottimo livello con brani indovinati e perfettamente adatti alle scenografie. Anche in questa nuova versione, grande importanza è stata data ai costumi e ai gioielli. Il gioielliere statunitense per antonomasia – Tiffany – ha creato una collezione limitata che, come è stata posta in vendita, è andata esaurita. Tocco italiano negli abiti di Daisy disegnati da Miuccia Prada. Un film interessante, piacevole per gli occhi, sicuramente destinato a scatenare discussioni, come è d’abitudine per i rifacimenti di lungometraggi entrati nella storia del cinema.

GIUDIZIO: WW