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Vergine Azzurra, La
di Tracy Chevalier (2004)
Il rosso, quella della passione che si cela dietro le grandi fedi e i grandi amori, è il colore dei capelli della Vergine Maria, di Ella e Isabelle. L’azzurro, simbolo dell’infinito, tinge la stoffa di un abito che dà sollievo e nel medesimo tempo condanna Isabelle e si smaterializza per diventare il sogno ricorrente di Ella. Tracy Chevalier, l’ammirata scrittrice de “La ragazza con l’orecchino di perla”, diventato in seguito l’omonimo film del regista Peter Webber, firma la sua prima opera, La Vergine azzurra, intingendo la penna nel calamaio dei colori. Grazie a una scrittura asciutta ma evocativa, l’autrice tesse un’ardita trama in cui trionfano due donne, divise da due epoche. Isabelle vive in Francia nel 1600 al tempo in cui gli Ugonotti perseguitavano i cattolici mentre Ella, di origine americana, si ritrova a cercare le origini della sua famiglia proprio in Francia, anche se quattro secoli dopo, ma accomunate dalla stessa voglia di trovare la propria identità, la forza di scegliere la libertà. Tracy Chevalier dimostra una grande abilità di rievocare le epoche passate intessendole di vita vissuta e di emozioni che non conoscono confini temporali.
GIUDIZIO: WW 1/2
Brillante opera d’esordio, La Vergine azzurra è un romanzo per chi ama le trame fitte di personaggi che prendono corpo e anima pagina dopo pagina, per chi ama finire il libro con la sensazione di avere fatto un breve viaggio in un mondo parallelo.
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