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Donnie Darko (M.N.)
di Richard Kelly (2001)
L’attesa spasmodica per alcuni film, crea il mito e la leggenda ancor prima di averli visti. Per “Donnie Darko” è accaduto così. Una carrellata in avanti ci mostra un ragazzo disteso per terra, sulla strada. Accanto ha la sua bicicletta. Qualcosa di grave sembra essergli accaduto. Poi, d’improvviso, il giovane si alza, come se nulla fosse, sale sui pedali, e percorre la discesa verso casa. E’lincipit di “Donnie Darko” storia di Donnie , adolescente schizofrenico che trascorre la sua vita in attesa della fine del mondo (mancano 28 giorni), fra sonni improvvisi, momenti di lucidità geniale, e inquietanti comportamenti aggressivi indotti da un misterioso angelo del male vestito da coniglio. Un evento inconsueto (una turbina di Boeing che cade su una casa, vi sembra una cosa probabile?) cambierà la sua esistenza e quella della sua famiglia. In bilico fra amore e paura, le due emozioni più forti che un essere umano possa vivere (così dichiara una bigotta professoressa), il film ha alcune geniali trovate e il difetto di mettere troppa carne al fuoco. I giorni di Donnie, che sembra vivere in un mondo parallelo, sono sconvolti dall’attrazione per una compagna di scuola, elemento destabilizzante quanto il motore dell’aereo (quello piombato sulla casa). L’amore mette il protagonista (un ottimo Jake Gyllenhaal ) di fronte alle sue paure e alle incertezze di fenomeni futuri imprevedibili, e il suo doppio IO corre in parallelo con il desiderio di vivere gli accadimenti in modo differente da come realmente si svolgono. Per alcuni un capolavoro, per altri un’opera interessante a tratti incomprensibile, che, comunque, vale la pena di vedere (noi sosteniamo questa posizione). A voi l’ardua sentenza.
GIUDIZIO: WW
“Donnie Darko” può essere interpretato attraverso simbolismi per la natura a-sequenziale del film. Ognuno avrà una lettura personale, che rende, forse, questo film speciale e atipico. Ne esiste una versione director’s cut.
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