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Oceani 3D
di Jean-Jacques Mantello (2010)
Come sprecare un’occasione. Il film, patrocinato da Jean-Jacques Cousteau, figlio d’arte, non riesce a essere coinvolgente pur con l’utilizzo del 3D (con relativo costo di biglietto superiore al normale). Anche se viene distribuito con l’indicazione di essere il primo documentario subacqueo girato interamente in 3D in oltre sette anni di riprese realizzate da 400 operatori in 60 location, chi ricorda i bellissimi documentari della premiata famiglia Cousteau ha il forte dubbio di essere di fronte a un lavoro di recupero, taglia e cuci, con relativa rivisitazione in chiave 3D. Nonostante il tema – e la chiusura che elenca le tante, troppe, specie a rischio di estinzione più o meno elevato – il lungometraggio non riesce a essere coinvolgente. Neppure le ambientazioni o l’incontro con esseri sicuramente affascinanti, quali i grandi cetacei, il grande squalo bianco, gli squali martello, sono in grado di emozionare e rendere il giudizio sul lavoro meno negativo. In più il commento di Aldo, Giovanni e Giacomo, lungi dal creare vicinanza e attenzione, a volte genera fastidio e, comunque, fa rimpiangere il sottofondo di musica, pur se non di particolare qualità. La storia racconta il viaggio di una tartaruga del genere Caretta Caretta (anch’essa segnalata tra le specie con problemi di sopravvivenza) che nasce su una spiaggia sabbiosa dalla quale parte per percorrere tutto l’oceano e ritornare in un luogo simile, per deporre a sua volta le uova. I tre comici italiani sono altrettante uova che – con i loro occhi – raccontano ciò che “l’astronave”, come loro la chiamano, incontra lungo il cammino. Il film è stato prodotto per Disneynature che, nella sua storia, ha realizzato lavori molto, ma molto migliori. In conclusione: non vale la pena di spendere circa 11 euro (costo medio di un biglietto in sale 3D), per vedere questo film. Meglio utilizzarli per un DVD sull’argomento (ne esistono di ottimi) oppure per dare un contributo alle associazioni che cercano di difendere l’unica casa che abbiamo.
GIUDIZIO: W
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