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Sex and the City 2
di Michael Patrick King (2010)
Il primo film delle quattro “ragazze” ha incassato ben 450 milioni di dollari; ovvio che la produzione non poteva esimersi da una seconda puntata, con la quale aspirare allo stesso traguardo e, magari, anche a qualcosa di più. Per questo, la maggior parte della scena si sposta da New York ad Abu Dhabi, uno degli Emirati Arabi più aperti all’Occidente e agli introiti che il turismo può dare (il petrolio non è eterno…). In realtà le scene sono state girate a Marrakech, sicuramente più “abituata” alle stravaganze e ai nostri look, oltre ad avere una struttura logistica più funzionale (il Marocco ospita un ottimo teatro di posa dove sono stati girati molti film di avventura e non). Il regista ha pensato bene di rinfrescare la memoria agli spettatori iniziando il lungometraggio con Carrie (Sarah Jessica Parker) che ricorda – a lei e a noi – com’era agli inizi della sua avventura a Manhattan, e come ha conosciuto le altre. Ora lei è sposata da quasi due anni con il suo Mister Big (Chris Noth), ha scritto un libro sull’esperienza matrimoniale appena pubblicato (che poi verrà stroncato dal New Yorker), ma è assediata dai dubbi che la sua unione si trasformi in una noiosa, vecchia abitudine di coppia. Miranda (Cynthia Nixon) ha un po’ di problemi con il nuovo socio senior dello studio legale dove lavora che è molto maschilista, mentre Charlotte (Kristin Davis) è alle prese con due figliolette che le stanno “succhiando il sangue” e una baby sitter molto brava, ma altrettanto procace. E’ grazie a Samantha (Kim Cattrall reduce dall’egregia prova nel bellissimo L’uomo nell’ombra di Polanski) che le quattro avranno l’occasione di uscire dalla routine e trascorrere una settimana da “principesse” in uno degli hotel di lusso più belli dell’Emirato. Infatti, Smith (Jason Lewis) uno dei suoi ex in cui lei ha creduto tanto da spingerlo a intraprendere l’attività cinematografica, la vuole sul red carpet insieme con lui (simpatica la scenetta in cui Miley Cirus – in cameo – e Samantha si incontrano con lo stesso vestito (!)) e qui la presenta allo sceicco che l’ha sostenuto, con il conseguente invito in Abu Dhabi, per un possibile accordo commerciale. Peccato che l’incontro di lavoro con lo sceicco sia previsto solo a fine settimana, per lasciare alle quattro il tempo di rilassarsi e conoscere l’ambiente, ma – più subdolamente – anche per valutare il comportamento di Samantha. E la cautela si rivela corretta; infatti, Samantha darà il peggio di se stessa, offrendo il meglio della sua pruderie, scatenando le ire dei conservatori e ottenendo il ritiro dell’appoggio dello sceicco, con conseguente “fuga” prima di dover pagare il salato conto dell’albergo. Diversi i camei: oltre alla già citata Miley Cirus, anche Liza Minnelli – in gran forma – che sposa e si esibisce al matrimonio gay degli amici delle quattro (possibile che poiché uno è italiano ha licenza di tradire? Tra gli stereotipi che gli americani affibbiano all’Italia dopo il mandolino, la pizza e la mafia ora c’e’ anche il tradimento?) e Penélope Cruz, una vice presidente di banca che “attenta” alla fedeltà di Mr. Big. 2 ore e 26 minuti sono decisamente troppi, anche per i fan delle quattro. Inoltre, certe situazioni sono veramente al limite della decenza; non tanto quella fisica quanto quella intellettuale. Inutile dire che la stragrande maggioranza degli spettatori sono donne: oltre al vintage, ci sono le ultime tendenze in fatto di scarpe e borse e anche degli esemplari maschili di tutto rispetto.
GIUDIZIO: W 1/2
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